L’attacco congiunto tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, denominato "Operation Epic Fury", ha innescato una reazione immediata e convulsa sulle piattaforme di trading globale. Oltre al balzo del 12% del petrolio greggio, le analisi di mercato online evidenziano un sensibile spostamento degli investitori verso i cosiddetti beni rifugio: l'oro, i Treasury statunitensi e il dollaro hanno registrato guadagni significativi, riflettendo una cautela che sfiora ma non raggiunge il panico totale. Nel settore agricolo, il frumento HRW (Hard Red Winter) e l'olio di soia hanno guidato i rialzi, mentre mais e soia hanno mostrato una maggiore volatilità intraday. Avremo considerazioni più precise nella nostra analisi previsionale. Il punto critico rimane lo Stretto di Hormuz, un passaggio vitale attraverso cui transita il 20% del consumo mondiale di petrolio e una quota significativa di fertilizzanti come urea e ammoniaca.
Il punto focale delle preoccupazioni rimane lo Stretto di Hormuz, il cui traffico navale si è virtualmente arrestato. Poiché da qui transita il 20% del petrolio mondiale e una quota cruciale di fertilizzanti, gli analisti avvertono che un blocco prolungato potrebbe spingere il greggio a 140 dollari al barile. Questo scenario non colpirebbe solo i costi energetici, ma paralizzerebbe la produzione agricola europea a causa dell'impennata del prezzo del gas naturale. In sintesi, il mercato sta scontando un rischio geopolitico che richiama, per magnitudo, le prime fasi dell'invasione dell'Ucraina.
Tuttavia, uno scenario estremo di blocco navale porterebbe il greggio a 140 dollari al barile, causando uno shock economico paragonabile all'invasione dell'Ucraina. Nel frattempo, i paesi OPEC+ hanno concordato aumenti della produzione per calmierare i mercati, mentre gli investitori monitorano attentamente le tensioni geopolitiche.